gruppo alpini di campagnola


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Il cuore di pane

Simboli

L'alpino ha ragione di esistere perché porta con sé i valori della vita. I veri valori dell'uomo.Di conseguenza chi vuole conoscere gli alpini deve prima di tutto condividere e sposare questi valori.
Per tutti, quindi, ma anche per lo stesso alpino che vive in una società sempre più accusata di dimenticare o peggio di non voler ricordare come camminare sulla "retta via", l'opera dello scultore Madeca (Mario Della Casa)vuole essere un cartello, un segnale, quasi una direzione obbligatoria che aiuta a mantenere e per qualcuno ritrovare la saggia direzione guidata dai binari dei valori dell'esistenza, che spesso, tra l'altro, coincidono con i valori di fede. Ecco perché questa scultura in cemento donata dall'artista, già socio onorario del Gruppo e autore del monumento delle penne nere di Campagnola, è stata posta all'ingresso della nuova sede di via Quasimodo. Vuole ricordare a tutti, alpini e non, che i "padroni" della casa in cui si sta entrando sono i valori dell'uomo.
La scultura in cemento si compone di una penna e due mani che spezzano il pane. La parte superiore della penna rappresenta la vita dell'alpino, dalla nascita alla morte, mentre la parte inferiore significa la bufera con cui gli alpini si sono spesso scontrati durante la loro vita. Una bufera che porta con sé dolore: guerre, morte e sofferenza. Ma nonostante tutto la penna è ancora tale. E intatta seppure provata. Nella parte inferiore infatti lascia intravedere dei vuoti. E questo è il vuoto profondo lasciato da chi se ne è andato. Il pane tra le due mani è diviso a metà. Vuole rappresentare il cuore dell'alpino. Un cuore, quello delle penne nere che è lacerato dai ricordi dolorosi, ma nonostante tutto è vivo per nutrire chi è stato colpito dalle calamità e dalle avversità della vita. La mano destra è rilassata. Questa rappresenta la meditazione. Lo sforzo fisico lascia il posto alla mente. Si pensa al futuro e l'alpino guarda sempre avanti, guarda chi ha e potrà avere bisogno di lui. La mano sinistra è chiaramente sotto sforzo. E tesa. E al lavoro perché l'alpino non deve mai farsi trovare impreparato davanti a chi chiede "una mano" per riuscire a risollevarsi. Anche tutto questo significa "essere alpini" e l'alpinità (così il Comandante degli Alpini Gen. C.A. Angelo Becchio definisce lo spirito alpino) deve essere il monumento di vita a chi vuole portare in testa una penna.

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